IL NOIR MEDITERRANEO DI GIANLUCA CAMPAGNA

IL NOIR MEDITERRANEO DI GIANLUCA CAMPAGNA

di Diego Zandel

Bari e la costa pugliese al centro dell’ultimo noir di Gian Luca Campagna “Mediterraneo nero”, edito da Mursia, nella nuova collana “Giungla gialla”, diretta da Fabrizio Carcano. Protagonista, intanto, è Francesco Cuccovillo, nato e cresciuto nel quartiere barese di Japigia, di cui porta i ricordi, approdato a Roma per tentare la carriera giornalistica e dove finirà per lavorare per un quotidiano della capitale. Un mestiere nel quale Francesco si distinguerà per le inchieste che riveleranno il suo carattere curioso e testardo, battagliero fino allo scontro con i nemici spesso invisibili del potere e della criminalità e che ricorda, fin troppo, i protagonisti duri, disillusi e malati di spleen che sono un po’ la cifra di tutti i personaggi dell’autore, a cominciare da quel José Cavalcanti, l’italoargentino protagonista dei due romanzi di ambiente sudamericano come “Il profumo dell’ultimo tango” e “La scelta della pecora nera” a cui Campagna è molto affezionato, anche per una sorta di ideale rispecchiamento.

In questo caso, l’inchiesta che darà vita alla storia di “Mediterraneo nero” ha qualche ragione in più per Francesco Cuccovillo: c’è di mezzo, infatti, la donna che ha amato da giovane e di cui è ancora innamorato, Barbara, “Bella come un gol al novantesimo”, come le dirà Francesco rivedendola dopo vent’anni, a Roma, lei che non se n’era mai andata da Bari, e che, al posto di lui, avrebbe finito con lo sposare il suo migliore amico Nicola, compagno di giochi, soprattutto di tante partite di calcio, sfide epiche dei ragazzi di Japigia contro quelli di Bari Vecchia. Un matrimonio, comunque finito in una separazione, ma ora Nicola sta morendo, affetto da “Mesotelioma pleurico. Una neoplasia derivata dall’esposizione alle fibre aerodisperse dell’amianto” e lei gli è di nuovo vicina, anzi… E’ venuta a Roma in cerca di lui, di Francesco, proprio per aiutare Nicola e quelli malati come lui affinché il giornalista le dia una mano nel denunciare l’azienda, la Indonit, che ha provocato quella malattia non solo al suo ex marito ma anche al padre di lui, operaio della stessa. E sarà dopo un colloquio da cui riemergeranno gli anni della loro infanzia e adolescenza barese che Barbara , Varvarelle, come la chiama lui, che lei consegnerà a Francesco una lattina di Coca-Cola contenente le sostanze che la Indonit disperdeva nell’ambiente. Una lattina che Francesco dovrà portare a un ingegnere della fabbrica, che “negli anni Ottanta era dirigente dell’ala dei laminati a freddo alla Indonit” sparito da tutti i radar per sfuggire alla giustizia perché responsabile ufficiale di quel disastro.

Comincia da qui una caccia all’uomo la cui pista è rintracciabile con le rotte fantasma del cargo “Quadrifiglio rosso” (che si rifà alla motonave Jolly Rosso, la nave dei veleni, indagata negli anni Ottanta per gli inquinamenti delle coste spezzine) che darà il via a un thriller ad alta tensione che porterà Francesco Cuccovillo in giro un po’ per tutta Italia, da Roma a Bari, da Lampedusa a Latina e Trieste, con una puntatina pure in Istria, a Rovigno. Ma soprattutto lo porterà ad affrontare una criminalità dagli interessi internazionali e che muove un’economia che vede coinvolte le rotte dei migranti, con il loro traffico clandestino di carne umana, magistrati corrotti, prostitute di alto e basso bordo, pentiti, politici inaffidabili e quant’altro in un confronto serrato che metterà pure uno disilluso come il protagonista a scoprire quanto sia labile il confine tra verità e menzogna. Gli sarà d’aiuto una donna particolare, la rivoluzionaria còrsa Marie, dallo stomaco forte che non esita ad andare a letto con chiunque pur di arrivare a sua volta ai suoi nemici, facendoli fuori uno ad uno perché responsabili dei tanti danni che in Sardegna e Corsica sono stati provocati dal poligono di tiro di Salto di Quirra “dove tutti i Paesi appartenenti alla Nato, più brigate israeliane e libiche, avevano sperimentato ogni tipo d’arma, compresi ordigni nucleari”. Insomma un incrocio di personaggi e storie che rendono ricco il piatto che Gianluca Campagna ci offre con il suo sesto romanzo affondando il bisturi nelle piaghe di un tema come quello dell’ambiente che già aveva preso di petto nel suo secondo romanzo “Finis terrae”, dove a essere presa di mira è una discarica e una centrale nucleare dismessa in quel di Latina, città dove l’autore vive e lavora, in seguito a un fatto di cronaca realmente accaduto come quello di un parroco trovato morto ammazzato e incaprettato. Ora, con “Mediterraneo nero” Gian Luca Campagna si conferma una volta di più esponente di punta di quel “noir mediterraneo” il cui manifesto è stato lanciato da Massimo Carlotto sulla scia dello scrittore che egli considera il padre del genere, cioè il grande Jean-Claude Izzo.

Diego Zandel

Gian Luca Campagna, Mediterraneo Nero, Mursia, pag. 280, €. 17,00

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