L’ULTIMO LIBRO DI FABIO GALLUCCIO: INDAGINE SU EICHMANN

L’ULTIMO LIBRO DI FABIO GALLUCCIO: INDAGINE SU EICHMANN

il 13 marzo di un anno fa moriva Fabio Galluccio. Il suo ultimo libro comprova la passione dell’autore per la ricerca storica. 

di Elisa Amadori

L’ultimo libro di Fabio Galluccio, Indagine su Eichmann, comprova la passione dell’autore per la ricerca storica, portata avanti, più che tramite la meticolosità dello studioso, con l’entusiasmo e l’istinto dell’innamorato. Ho potuto vedere di persona la luce negli occhi di Fabio intento a parlare degli argomenti che più gli stavano a cuore: mi è capitato infatti di presentare, in tre diverse occasioni, il suo libro sul Settantotto, e provo una inevitabile malinconia nello scrivere questa recensione ora, nel primo anniversario della sua morte prematura, ricordando il suo sorriso discreto e il suo aspetto trasognante.

La scintilla dell’Indagine è scattata grazie ad una puntata di Rai Storia dedicata al processo al burocrate dell’olocausto: l’intervista agli abitanti di Villa Minozzo, piccolo paese in provincia di Reggio Emilia, in cui Eichmann è vissuto prima di scappare in Argentina (per la precisione a Case Balocchi), muove in Galluccio il desiderio di scoprire cosa si nasconda dietro questa pagina poco nota della storia del nostro Paese. Dopo aver fatto mente locale su quanto fino ad allora si fosse detto al riguardo, la decisione di partire: “Nella pagina del comune di Villa Minozzo si parla anche della permanenza di Eichmann in questo paese, ma mi sembra che nessuno si chieda perché quest’uomo si sia rifugiato in questo posto così poco sicuro, invece di andare, per esempio, in Spagna o Portogallo dove esistevano regimi fascisti e dove sicuramente sarebbe stato più protetto. […] Il mio lavoro quotidiano mi prende parecchio e certo non sarà facile andare a Villa Minozzo per cercare qualche informazione in più. Siamo intorno a Natale e la stagione invernale non aiuta, così rimando questa parte della ricerca in primavera”.

L’indagine assume le vesti di un diario di bordo del viaggio di Galluccio alla scoperta dei luoghi che hanno fatto da scenario alla permanenza italiana di Eichmann: Fabio incontra le persone del posto, si immerge nel loro passato, riporta aneddoti, vicende private e storie locali che si intrecciano con la grande Storia, come quella della Repubblica di Montefiorino o della strage di Monchio, Susano e Costrignano.

Perché è importante rievocare cosa avvenne in quei luoghi, dove Eichmann si rifugiò dopo la guerra? Perché in quei comuni, in quei paesi carichi di lutti, di dolori, dove le battaglie che avevano coinvolto le popolazioni locali erano talmente vive, un nazista, e che calibro di nazista, ricercato da tutti, sceglie di andare a gettarsi come un agnello nella tana del lupo? A meno che… a meno che Eichmann non cercasse qualcosa che a me, a noi, oggi sfugge. Ma cosa?”.

Il racconto è ben costruito, crea quella sapiente attesa che solletica l’interesse del lettore e ha un andamento democratico: Galluccio dà voce a chi forse non ne avrebbe avuta, ci accompagna dentro il cuore dei problemi, non si risparmia, dice apertamente quello che pensa senza tanti giri di parole, poco importa se c’è da accusare anche qualcuno di decisamente scomodo.

Mi piace ricordare Fabio attraverso questo libro, in cui si percepisce con evidenza la sua sete di verità e giustizia e la sua delicatezza rivolta tanto alla grande storia quanto alle vicende private delle persone incontrate nel cammino (come dimenticare quelle di Gelsomina e Francesco!).

Qual è dunque il miglior modo per onorare la memoria di Galluccio se non quello di immergersi nella lettura della sua opera?

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